Ricetta per la privatizzazione (di fatto) di un bene pubblico.

cuocoutensili

Ovvero come battersi per decenni per restituirlo alla città, per poi, pian piano, fare quello che fin dal principio si diceva di non voler fare: cioè privatizzarlo almeno in buona parte.

Ingredienti:

  • un ex carcere (già Convento) dismesso dal 1993, proprietà del Demanio statale che voleva venderlo per farne un resort a 5 stelle; parliamo di un grande complesso di grande valore storico ed architettonico, sito all’interno delle mura di San Gimignano, Patrimonio UNESCO, e grande oltre un decimo della dimensione di tutto il Centro Storico;
  • un accordo di valorizzazione con il Demanio che nell’anno 2011 prevedeva una destinazione d’uso totalmente pubblica, che prefigurava già tra gli usi anche quello turistico ricettivo (4.000 metri cubi in funzione della realizzazione di una foresteria).

Preparazione:

  • per realizzare l’obiettivo ci vogliono: ingenuità, scarsa conoscenza e poca attenzione da parte di tanti.

Tutti quanti, cittadini compresi, hanno al tempo plaudito alla tanto bramata cessione a titolo gratuito dell’ex carcere “finalmente restituito alla città”. Tutti quanti abbiamo infatti creduto che infine si aprissero tutte quelle pesanti porte, e si potesse progettare sul serio il suo riuso pubblico: spazi per la produzione culturale, per le associazioni, per il sostegno dell’artigianato rigorosamente locale, parco pubblico, etc.etc.

Poi, a partire dal 2016, le carte e gli atti ufficiali (soprattutto delibere di Giunta) parlano chiaro: la destinazione ricettiva viene sancita anche con gli atti del Comune che introducono il 35% di uso turistico-ricettivo, gli spazi per le associazioni scompaiono, vengono ridefinite molte funzioni, in modo che nel dettaglio si restringe e ridimensiona la quantità e la qualità della fruizione pubblica.

Non ci si ferma qui: il prossimo Piano Operativo Comunale (che è uno strumento urbanistico) destinerà all’uso turistico ricettivo anche la palazzina adiacente all’ex carcere che ancora non è stata inclusa nelle proprietà demaniali trasferite al Comune (per il 50%) e alla Regione (per il restante 50%). Anche questa parte (quando sarà acquisita) entrerà in automatico nel bando attualmente in corso per un’aggiudicazione senza canone concessorio che durerà 70 anni (due generazioni), bando che nella parte economico-finanziaria prevede introiti a prezzi di mercato per le botteghe “artigiane” e per gli spazi da destinare a eventi culturali. I prezzi di mercato a San Gimignano sono prezzi che gli artigiani non si possono permettere, e la funzione di quegli spazi avrebbe potuto fare da calmiere in un mercato immobiliare ormai ampiamente drogato. D’altra parte il sindaco Bassi, nel presentare il bando, ha parlato esplicitamente di finalità culturali a redditività economica.

È sparita dalla previsione urbanistica anche quella piccola quota (un piccolo 1%) che si era pensato di lasciare a residenza, nell’ottica di una possibile politica di ripopolamento del centro storico, anche questa a prezzi calmierati dall’Amministrazione.

  • La ricetta prevede che, mentre gli eventi si svolgono, vada evitato il ricorso ad ogni possibile linea di finanziamento europeo (gli appositi Bandi Cultura vanno evitati come la peste), e occorre che la Regione diventi complice (o succube) della realizzazione della ricetta.

La Regione avrebbe potuto esserci molto utile, data la sua comproprietà al 50% degli immobili in questione, essendo un ente dotato di un’ampia e certamente migliore articolazione di uffici e personale, risorse che avrebbero potuto rappresentare non solo una leva importante per la partecipazione ai bandi europei, ma anche qualificarla come il soggetto più idoneo a fare le giuste verifiche e gli opportuni controlli (considerando che stiamo parlando di un disciplinare a valore di 59 milioni di euro, e di tutta la delicatezza ed attenzione che servono a garantirsi da interlocutori che potrebbero non essere trasparenti). Ma, anziché essere coinvolta più pienamente, la Regione si fa esautorare di fatto (per inerzia? Disinteresse? Perché glielo chiede il Comune?), poiché il Comune si fa attribuire il riconoscimento di referente unico per la preparazione, l’indizione, l’espletamento e l’aggiudicazione del bando di concessione settantennale.

  • Tutto questo deve avvenire con un sindaco (meglio se anche Presidente dell’Associazione Italiana Siti Unesco) ormai avviato verso la chiusura del suo secondo ed ultimo mandato, che però nei pochi mesi che mancano alle prossime elezioni (il bando pubblico va in scadenza nel gennaio 2019) ha pure la pretesa di condizionare anche i futuri sindaci. I quali, però, per ora tacciono, così come tace il partito di maggioranza che – forse anche suo malgrado, ma in ogni caso mettendoci la faccia – ha giocato tutta la recente partita.
  • Infine, per completare la ricetta, meglio non parlarne troppo: i possibili investitori potrebbero pure cambiare idea.

Buon appetito!

P.S. Se qualcuno chiedesse l’autorizzazione per fare una visita guidata all’ex carcere, con lo scopo di farlo finalmente scoprire e conoscere ai cittadini, si raccomanda di trovare ogni pretesto possibile per vietarla.

 

Per una ricostruzione di quello che è successo, leggi qui excarcere

 

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