La Gabbia dorata

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Nelle ultime due settimane ci siamo messi a studiare gli atti degli ultimi tre anni a proposito dell’ex carcere San Domenico. Proviamo a mettere ordine perché la materia ed il susseguirsi degli atti rende la questione molto complicata. Lo abbiamo fatto perché siamo rimasti incuriositi dal fatto che le procedure previste nel Piano di Valorizzazione siano sistematicamente “andate deserte”, senza che nessun soggetto abbia presentato delle proposte concrete per il recupero dell’ex-carcere. E siamo rimasti sinceramente stupiti di come ogni volta l’Amministrazione Comunale abbia rimesso mano in modo consistente, prima al Piano di Valorizzazione e poi al Piano Strutturale/Regolamento Urbanistico con una variante semplificata, fino all’indizione di tre gare consecutive per la concessione dei lavori di risanamento e valorizzazione con scadenza al prossimo gennaio (un bando andato deserto, una proroga, poi un nuovo bando).

Naturalmente la questione che non ci convince è esclusivamente politica. Il quadro che emerge dagli atti appare guidato da una logica totalmente incoerente con quanto detto da sempre (cioè negli ultimi 20 anni) dal centrosinistra che ha guidato la città.

Da sempre la vicenda dell’ex carcere è stata affrontata con un punto fermo: no alla privatizzazione, no a destinazioni che chiudessero di nuovo quel luogo, no ad un grande albergo, sì ad una fruizione pubblica degli spazi (in modo particolare di quelli esterni). Sì ad una serie di destinazioni miste e di fruizione pubblica, sì all’allargamento della città.

Per ricordare un po’ di storia a chi ha la memoria corta, le legislature 1999-2004 e dal 2004-2009 sono state interamente occupate dalla battaglia contro il Demanio (proprietario dell’immobile) perché non destinasse l’intera struttura ad un progetto speculativo a fini ricettivi. Tant’è che nel resoconto di mandato 2004-2009 c’era scritto testualmente:

“No alle privatizzazioni…..per il San Domenico abbiamo vinto una dura e lunga battaglia per scongiurare che il vecchio convento fosse trasformato esclusivamente in un albergo……sottraendolo per sempre alla fruizione pubblica di una parte bellissima della città.”

Concetto, quello dell’allargamento della città, che è stato poi ripreso nel programma di legislatura 2009-2014. Il 2011 è stato l’anno del Piano di Valorizzazione con il passaggio a titolo gratuito dell’ex carcere al comune di San Gimignano, alla Provincia di Siena (poi uscita dalla proprietà in seguito al depotenziamento dell’ente) ed alla Regione Toscana.

Oggi l’ex carcere è proprietà al 50% del Comune e al 50 % della Regione ed è evidente a tutti come le limitazioni della finanza pubblica e la contemporanea scomparsa di possibili finanziatori di natura privata (Fondazione Monte dei Paschi) abbiano modificato in modo significativo la ricerca delle ingenti risorse necessarie al recupero dell’intero complesso.

Ma nemmeno questo mutamento di scenario, seppure significativo, può giustificare questa inversione a “U” che è cominciata nel 2016, e proseguita fino ad ora soprattutto con una serie di delibere di Giunta, tenendo a debita distanza sia il Gruppo di maggioranza che l’intero Consiglio Comunale. Prima con la modifica del Piano di Valorizzazione e l’introduzione della funzione ricettiva fino al 35 % della SUL complessiva, la scomparsa totale dello spazio per le associazioni e per l’ufficio turistico, la ridefinizione di una serie di funzioni di dettaglio che restringono la fruizione pubblica. Poi con la variante semplificata che ha recepito queste novità facendo passare dal 93% al 58% la quota per servizi pubblici e collettivi utilizzando a fini ricettivi per il carcere la volumetria derivante dalla cancellazione della previsione dell’Ostello della Gioventù (mah????). A seguire con una modifica della scheda contenuta nel nuovo Piano Operativo Comunale del quale non conosciamo ancora il contenuto, e per finire con il capitolato dell’ultima gara (dopo che le prime due sono andate deserte) che si spinge ancora più avanti con l’estensione della funzione ricettiva anche alla palazzina degli ex agenti di custodia nel vicolo. Nelle limitazioni degli spazi e delle percorrenze pubbliche. Per arrivare all’inserimento della funzione ricettiva perfino alla palazzina della ex Forestale, qualora tornasse nella disponibilità di Comune e Regione.

A questo punto molte domande ci vengono spontanee: è possibile rinnegare fino a tal punto le motivazioni profonde che hanno portato le istituzioni ed i cittadini sangimignanesi ad impegnarsi per due decenni affinché quel luogo tornasse ad essere vivibile, aperto e non un albergo per i prossimi 70 anni? Perché rivendicare, giustamente e per anni, la proprietà del bene per poi prospettare un intervento del tutto simile a quello del Demanio dei primi anni 2000 e già proposto negli anni ’90? Quale allargamento della città è perseguibile con un progetto di questa natura? Non è forse un tradimento anteporre l’esigenza del recupero ad una cessione “a tutto campo” rispetto alla fruizione pubblica di quegli spazi? E poi, è responsabile e corretto “forzare la mano” per chiudere una gara di questa importanza a due mesi dalla conclusione della legislatura?

Essendo certi di interpretare il pensiero di molti, d’opposizione come di maggioranza, ci auguriamo che anche questa gara vada deserta perché sul tema del riutilizzo dell’ex carcere c’è bisogno di rimettere al centro l’esigenza di una comunità che è fin troppo disinteressata al tema (ma che non è mai stata riavvicinata né fatta familiarizzare con quel luogo che è rimasto chiuso, inaccessibile e “lontano”). E c’è bisogno di coinvolgere di più la Regione Toscana che non può e non deve rimanere ai margini di questo percorso.

I prossimi candidati a sindaco alzino la voce: il bando può essere ritirato o non assegnato, se si vuole, fino all’ultimo momento: perché una concessione gratuita per i prossimi 70 anni interessa almeno altre due generazioni di sangimignanesi, che non crediamo si meritino di trovarsi con un altro carcere in città. Dorato, ma pur sempre un altro carcere.

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Un pensiero riguardo “La Gabbia dorata

  1. Ormai è noto il mio attaccamento a San Gimignano pur non essendo residente, sono d’accordo col rendete più partecipi gli abitanti e altri,soprattutto aprendo il San Domenico a conoscenza diretta della situazione attuale del luogo, ovviamente mettendo gli spazzi in sicurezza e visitabili (come è stato fatto a Volterra con il vecchio manicomio) questo con visite guidate porterebbe la cittadinanza a riappropriarsi anche se moralmente di certi spazzi e capire l’eventuale evoluzione dei fatti e delle proposte….sempre a disposizione…..

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